domenica 5 ottobre 2014

Il Punto della Strada

"Mi piace credere ad una cosa, che se tutte le volte che ho preso questo treno io fossi arrivato comunque al binario, l'avessi atteso e poi lasciato andare senza di me e fossi tornato a casa la mia vita ora sarebbe diversa. Non so dire come, ma lo sarebbe di sicuro."
Dalla postfazione. 

Chi mi conosce sa che la mia forma mentis è profondamente segnata dallo scoutismo. Ma perché dire: segnata? Cos'è un segno? Chiamiamo segno - in modo estremamente sintetico -  l'immagine per il significato, il marchio di senso che fa la differenza fra il simbolo e uno scarabocchio. Ci sono segni che non si cancellano, e sono come le cicatrici di quel tale che si strappò la tonaca nel Senato romano per mostrare che i suoi meriti non erano di sole parole. Per noi il "Punto della Strada" (che scriviamo con la maiuscola) è una riflessione su dove si è, da dove si è partiti e dove si vuole arrivare.

A che punto è questo libro allora?

Questo libro si avvia alla conclusione, mancano pochi flash da scrivere e qualcosa da rivedere ancora ma come dico io uno scheletro c'è. Manca il trucco e quello richiede qualche tempo. È un libro alla corte di Alcinoo, per capirci. Mi piacerebbe in questa fase riuscire a catturare quel senso metropolitano del nostro tempo che non ha più così tanti "ermi colli" o siepi per fare letteratura ma deve farla con il cemento, l'asfalto e il sabato del villaggio che adesso è una saturday night fever. Sono convinto, da uomo di bosco appunto, che si possano usare delle lettere anche per il ferro e il fumo e che ne possa venire fuori qualcosa di bello comunque. Spero che sia davvero finito in tempo per Natale, è un passo fuori del fango questo libro.

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